Il tuo modo di fare fotografia si inserisce nell'ambito del self-portrait, lo è stato fin dagli inizi della tua esperienza di fotografa?

Ho iniziato a fare fotografia circa 20 anni fa, ho iniziato a fare fotografia di Reportage, Paesaggio e Ritrattistica, diciamo fotografia a 360°, essendo nata al Circolo Fotografico Arno di Figline Val darno e avendo avuto come Maestri Silvano Monchi e Luciano Cardonati, facevo il tipo di fotografia che facevano loro, mi hanno insegnato l’arte della fotografia e la stampa in camera oscura, grazie a loro so lavorare la pellicola in tank e stampare il colore. Il mio approccio alla fotografia è stato un approccio “tradizionale” per cui sono passata dall’analogico al digitale. Ho lavorato in FIAF, come caporedattrice della rivista Foto it, per 12 anni, mi occupavo anche delle monografie Fiaf
La fotografia e la poesia, due mezzi espressivi che hai utilizzato per realizzare il libro "poesie dagli occhi" , puoi spiegarci nei particolari questo progetto ?
Devo dire che è da circa 20 anni che faccio fotografia ma che è da molto più tempo che scrivo poesie, non posso dire se viene prima la poesia o la fotografi, seguo l’istinto e per me è un connubio, a volte nasce prima la fotografia e poi la poesia o viceversa, talvolta nascono insieme. Ed è in me una cosa istintiva.Da circa 2 anni e mezzo mi occupo di Self-portrait ,per me non è più una via di sperimentazione ma una via sicura che sento di aver acquisito. Sono approdata al Self-portrait in età matura, in una età che non avevo niente da dimostrare agli altri ma a me stessa, l’ho fatto a 40 , sarebbe stato facile farlo a 20 30 anni forse, quando ero ancora una giovane donna, ma il mio interesse non era far vedere quanto fossi bella ma riuscire a dare voce ad un mondo interiore. E mi sta dando molte soddisfazione a livello personale . Soprattutto facendo gli Workshop dalle persone che partecipano e che cerco di portare nel mio mondo nel mondo del Self-portrait, la più bella esperienza è quella di condividere il proprio lavoro con gli altri. Mi piace molto parlare della mia esperienza di quello che provo di come faccio a costruire certi tipi di racconto. Talvolte una persona pensa che farsi un autoritratto sia una cosa invasiva della propria immagine o di esporre troppo il proprio corpo, però quello che voglio testimoniare è che il Self-portrait ha molte sfaccettature.
In molte foto ritrai solamente parti di te stessa, e in alcuni ritratti si notano espressioni dall'effetto suggestivo, come ti prepari agli scatti? segui un progetto? Oppure segui l'onda dell'emozione?
Molti scatti nascono da un progetto, nel senso che mi piace molto raccontare storie, storie di donne che appartengono all’epica(avendo fatto studi umanistici ) e mi interessa molto approfondire le figure femminili legate alla letteratura epica. perciò certi lavori nascono come interpretazione delle figure femminili come Persefone, Cassandra oppure racconti epici come l’Alba o l’Aurora, cercando di fare metafora della condizione femminile di allora che rimaneva nell’ombra ,come Cassandra nell’antica Grecia , donna che aveva avuto la maledizione di parlare e di non essere mai creduta, che è una metafora enorme anche della condizione femminile odierna . In questo caso, i miei lavori seguono sempre un progetto e io conosco prima frame dopo frame quello che devo fare, in altri lavori invece seguo il sentimento e sono completamente estemporanei. Durante il workshop vi racconterò che ho passato 1 anno e mezzo a fotografarmi solo la mano, e che ho incontrato difficoltà a fotografarmi il viso, l’impatto emotivo per un fotoritrattista è enorme.
L’autoritratto è una liberazione psicologica di tante fobie e tante paure legate alla propria immagine.
Nell'ambito del self-portrait ti sei ispirata al lavoro di altri fotografia
Francesca Woodman in primis, è stata un grande punto di riferimento per il linguaggio del corpo e per la sua vena tormentata e malinconica che mi appartiene, i miei lavori parlano sempre di contenuti pesanti e di sentimenti profondi. Se guardi i nudi realizzati dalla Woodman non vi è nulla di erotico o di glamour è introspettivo, solamente pura poesia cruda ed ermetica che arrivaal cuore.
Utilizzi la post- produzione nei tuoi scatti? In che modo?
Utilizzo la post-produzione soprattutto per la correzione dei livelli e dei cromatismi e non assolutamente per ritoccare la figura ritratta poiché non avrebbe alcun senso per ciò che voglio fare. Quando iniziai ritrarmi il viso in alcuni scatti ho utilizzato delle parrucche, ritengo che sia un modo di proteggersi, tuttavia man a mano che il mio lavoro procede le ho abbandonate e adesso mi fotografo cosi come sono, come mi ha segnato la vita e gli anni.
Entriamo nella dimensione del tuo trasmettere fotografia agli altri, che per noi Di fonderie fotografiche e' un punto importantissimo.
Sappiamo che i tuoi workshop riscuotono molto successo, da cosa partirai con gli allievi?
Io parto sempre da una lezione teorica per due motivi per me importanti, il primo per stabilire un contatto per conoscersi e conoscermi con i miei allievi, faccio una carrellata di famosi autori autoritrattisti come Mappeltorpe e Diane Arbus, e Francesca Woodmann. Il secondo motivo è quello di sfatare il pensiero di molti allievi che con timore si approcciano a fotografare se stessi dimostrando che Tutti i più grandi autori i più grandi artisti hanno avuto l’incontro con se stessi attraverso l’obiettivo, alcuni vi hanno costruito un mondo, lavori veri e propri con questo incontro. Poi passeremo alla pratica iniziando a fotografarci la mano, pensando a quanti linguaggi può avere la man, una mano che può indicare gioia amore o sofferenza. Di solito a fine giornata tutti o quasi si fotografano anche il viso.
Quali sono sono gli elementi fondamentali che vorresti rimanessero come bagaglio di esperienza ai tuoi allievi per realizzare un loro self-portrait?
Il mio workshop si chiama Obiettivo Inverso, perciò direi che sarei contenta se, anche gli allievi, per una volta nella loro vita, puntassero l’obiettivo verso l’interno anziché verso l’esterno, mi piacerebbe che le persone comprendessero l’emozione che c’è nel ritrarsi; i miei allievi sperimenteranno per la prima volta l’emozione, il disagio, che spesso si manifesta quando l’oggetto fotografato coincide con il fotografo stesso.
Inoltre, per chi fosse interessato una volta finito il workshop nei giorni successivi può sviluppare un suo lavoro privato a casa, lo seguirò grazie a fotoincontro un portale che sarà anche a disposizione degli allievi; dove ciascuno potrà chiedere consiglio a me in work in progress e finito il proprio lavoro avrà una pagina personale dove pubblicare il progetto concluso.
Grazie a Sabina Broetto per l’intervista . Noi di Fonderie Fotografiche ti diamo appuntamento SABATO 27 OTTOBRE PRESSO LA MARINA DEL PUNTONE DI SCARLINO.